I periodi di alta volatilità – caratterizzati da oscillazioni pronunciate e rapide dei prezzi degli asset – mettono alla prova anche gli investitori più esperti. In queste fasi, è fondamentale adottare strategie di investimento che proteggano il capitale e allo stesso tempo consentano di cogliere eventuali opportunità generate dalla turbolenza. Una prima regola chiave è non farsi guidare dall’emotività: l’aumento della volatilità spesso si accompagna a paura diffusa (panic selling) o, al contrario, a euforia in certi segmenti (bolle speculative). Mantenere la calma e il focus sugli obiettivi di lungo termine è essenziale per evitare decisioni impulsive e controproducenti. Studi comportamentali mostrano che gli investitori tendono a sovrastimare i rischi durante le fasi di ribasso, vendendo magari vicino ai minimi, per poi rientrare tardi perdendo i rimbalzi. “Keep calm and carry on” è dunque un mantra appropriato: storicamente, chi ha mantenuto le posizioni in portafoglio durante shock temporanei (crisi del 1987, 2008, 2020) è stato ricompensato dalla successiva ripresa del mercato1.
Il mercato azionario americano sta attraversando un periodo di turbolenza, con l’indice S&P 500 in calo del 9% dal suo recente picco e il NASDAQ, dominato dalle aziende tecnologiche, sceso del 12%. Questo crollo contrasta nettamente con la promessa di una nuova era di crescita americana fatta da Donald Trump durante la sua campagna elettorale. Le politiche commerciali imprevedibili del presidente hanno innescato questa situazione, con l’ultima svolta rappresentata dai dazi del 25% sulle importazioni di alluminio e acciaio imposti il 12 marzo. La salute dell’economia americana è diventata motivo di preoccupazione, soprattutto dopo la pubblicazione di dati che mostrano un rallentamento dell’inflazione a febbraio, indice di un possibile rallentamento economico. L’idea dell’eccezionalismo americano sta vacillando, considerando che quest’anno gli investitori hanno ottenuto rendimenti molto migliori in Cina e in Europa.
Il mercato azionario statunitense ha raggiunto dimensioni senza precedenti, rappresentando quasi due terzi del valore di mercato globale, una situazione che solleva preoccupazioni sul rischio per i portafogli degli investitori. Wall Street ha superato i concorrenti internazionali nell’ultimo decennio e mezzo, trainata principalmente dal rally del settore tecnologico, in particolare dalle aziende legate all’intelligenza artificiale, che ora valgono quasi quanto tutte le azioni europee combinate. Questa crescita è stata costante dal 2010, con la quota statunitense della capitalizzazione di mercato globale salita dal 40% dopo la crisi finanziaria a oltre il 64% nel 2025. Gli Stati Uniti hanno mantenuto il titolo di mercato azionario più grande per gran parte dell’ultimo secolo, superando il Regno Unito all’inizio del 1900. Il picco storico si verificò alla fine degli anni ’60, quando gli USA rappresentavano oltre il 70% del mercato globale investibile, ma il crollo del 1973-74 colpì duramente l’America, permettendo al Giappone di superarla brevemente come mercato azionario più grande durante la bolla speculativa degli anni ’80.